RAPPORTO IDMC, RECORD DI SFOLLATI “INTERNI” NEL 2022: 71,1 MILIONI

Alla fine del 2022 71,1 milioni di persone nel mondo vivevano la condizione di sfollati all’interno del proprio paese: un incremento del 20% rispetto al 2021 e il numero più elevato mai registrato finora. Lo afferma l’ultimo rapporto dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), intitolato 2023 Global Report on Internal Displacement (https://www.internal-displacement.org/global…/grid2023/). Nel corso del 2022, il centro di monitoraggio, che ha sede a Ginevra e che è stato istituito nel 1998 nell’ambito del Norwegian Refugee Council, ha registrato 60,9 milioni di nuovi spostamenti interni: il 60% in più rispetto al 2021. Persone che si aggiungono alle decine di milioni che già vivevano in condizioni di sfollamento prolungato a causa di conflitti, catastrofi ripetute e assenza di soluzioni durature.
In primo luogo, il rapporto attribuisce l’aumento degli sfollati interni al conflitto in Ucraina, ma anche ai numerosi conflitti radicati e prolungati nel mondo , che costringono milioni di persone ogni anno ad allontanarsi dai propri luoghi di residenza. Non a caso, secondo le stime del rapporto GRID 2023, nel 2022, gli spostamenti dovuti ai conflitti armati sono triplicati rispetto alla media annuale dell’ultimo decennio. Il solo conflitto russo-ucraino ha causato circa 16,9 milioni di spostamenti, la quota più alta mai rilevata per qualsiasi paese, oltre che a rappresentare il 60% degli sfollati interni a livello globale.
Inoltre, la guerra russo-ucraina ha avuto implicazioni socio-economiche ben oltre i confini nazionali. Infatti, dato che la Russia e l’Ucraina sono tra i maggiori produttori globali di fertilizzanti e cereali, il conflitto ha influito sui prezzi dei prodotti, interrompendo le catene di approvvigionamento e sconvolgendo le filiere alimentari. Ciò ha contribuito al peggioramento della sicurezza alimentare in numerosi paesi soprattutto a basso reddito, già colpiti da episodi di spostamento interno e fortemente dipendenti dalle importazioni di cibo e fertilizzanti. In alcuni casi, queste condizioni sono deteriorate in seguito ad eventi climatici estremi che, oltre a provocare spostamenti significativi, hanno distrutto i raccolti in numerose aree del mondo
L’altra causa di incremento del numero di sfollati interni, infatti, è il moltiplicarsi di disastri naturali. Al dicembre 2022, circa 8,7 milioni di persone hanno dovuto spostarsi in seguito ad inondazioni, frane e siccità (+47% rispetto al 2021). Le calamità naturali hanno esacerbato le condizioni preesistenti di vulnerabilità dei gruppi sociali più poveri e fragili, costringendoli a continuare a vivere nella precarietà. Particolarmente significativa è la persistenza per il terzo anno consecutivo del fenomeno climatico “Niña”, che – oltre a provocare 2,1 milioni di spostamenti per la peggior siccità mai rilevata in Somalia, Etiopia e Kenya – ha causato livelli record di sfollamento per inondazioni in Pakistan, Nigeria e Brasile.
I Guiding Principles on Internal Displacement, che sono stati presentati nel 1998 alla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, sebbene non costituiscano uno strumento giuridico vincolante, hanno acquisito una significativa rilevanza attestata anche dai capi di Stato e di Governo riuniti a New York dal 14 al 16 settembre 2005 presenti a New York per il Vertice mondiale, tenutosi in concomitanza con l’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, https://www.internal-displacement.org/…/199808-training…). I detti Principi definiscono gli sfollati interni come «quelle persone o gruppi di persone che sono stati forzati o obbligati a fuggire o a lasciare le loro abitazioni o i luoghi abituali di residenza, in particolare come conseguenza di un conflitto armato o per evitarne gli effetti, di situazioni di violenza generalizzata, di violazioni dei diritti umani o di disastri naturali o provocati dall’uomo, e che non hanno valicato un confine di Stato internazionalmente riconosciuto». Tuttavia, a differenza dei diritti dei rifugiati, che sono tutelati dalla Convenzione di Ginevra del 1951, in vigore dal 22 aprile 1954 ( https://www.unhcr.org/…/files/legacy-pdf/4ca34be29.pdf), completata dal Protocollo (in vigore dal 1967), che estende lo status di rifugiato a coloro che possono essere considerati tali in seguito ad eventi successivi al 1951, non vi sono strumenti internazionali che garantiscono la protezione delle persone sfollate internamente, ad eccezione della convenzione di Kampala, trattato adottato nell’ambito dell’Unione Africana nell’ottobre 2009. Infatti, in quanto sono cittadini del paese in cui si trovano, la loro tutela è responsabilità dello Stato di cittadinanza.
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