UE-RUSSIA, LA GRANDE CONTRADDIZIONE | “Bruxelles arma Kiev ma compra sempre più gas da Mosca”

Int. Paolo Giordani, Presidente Istituto Diplomatico Internazionale

 

Zelensky può offrire a Trump la forza dei suoi droni, mentre Putin punta sulla vittoria e sull’usura dell’Ucraina. Che per Mosca potrebbe sfaldarsi.

Zelensky si appresta a parlare con Trump e forse stavolta ha qualcosa da offrirgli: le capacità militari sviluppate con i droni. Ma Putin manda messaggi chiari, spiega Paolo Giordanipresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale (IDI), preconizza un’Ucraina sfaldata e annuncia a Kiev, alla UE e al suo stesso Paese che Mosca vincerà la guerra, perché, anche se in pochi lo hanno capito in Europa, questa guerra per la Russia è esistenziale e non può mollare proprio adesso.

Putin ha dichiarato che l’Ucraina rischia di perdere i suoi territori occidentali, un tempo appartenenti a Polonia, Ungheria e Romania. Fantapolitica o un’ipotesi realistica?

Putin rilancia la tradizionale narrativa russa sull’artificialità dello Stato ucraino: sui media e sui blog russi la parola “Ucraina” è spesso preceduta dall’abbreviazione t.n. (tak nazimaemaya), cioè “cosiddetta”, la “cosiddetta Ucraina”. Il movimento nazionale ucraino si è affermato relativamente tardi, nel XIX secolo, contro gli imperi austro-ungarico e russo e nell’attuale Stato sono inglobati territori già appartenenti alla Polonia (Leopoli e Galizia orientale, Volinia, Podolia nordoccidentale), alla Romania (la Bucovina del Nord, Herta, la Bessarabia meridionale) e all’Ungheria (Transcarpazia). Il presidente russo non solo allude al peso dei leader sovietici nel plasmare i confini ucraini, ma lascia intendere che, perdute la Crimea e le oblast orientali, la cosiddetta (questa sì) “Novorossya”, Russia nuova, l’Ucraina potrebbe sfaldarsi.

È così?

In realtà, paradossalmente, l’aggressione russa ha finito col cementare una costruzione statale in origine non così salda. Ritengo improbabile uno smembramento dell’Ucraina ad opera dei vicini occidentali. Polonia, Romania e Ungheria appartengono alla NATO e alla UE e hanno costruito la loro sicurezza sul principio dell’inviolabilità delle frontiere. Più realistico è immaginare un’Ucraina che possa uscire dal conflitto territorialmente ridimensionata, economicamente indebolita e fortemente dipendente dal sostegno occidentale.

Putin dice anche che la Russia è sicura della vittoria finale. Parla all’Ucraina o alla sua opinione pubblica, che ha paura degli attacchi ucraini e della lunghezza della guerra?

Direi che parla a tutti: all’Ucraina e ai russi, anche a quelli delle grandi città, che per la prima volta “sentono” la guerra sulla propria pelle, devono essere cauti e cambiare abitudini. Il primo destinatario è naturalmente l’Ucraina. Il messaggio è che il tempo gioca pur sempre a favore di Mosca e che ogni ulteriore resistenza può soltanto aumentare il costo umano, economico e territoriale della guerra.

Non è soltanto propaganda: è parte di una strategia di logoramento destinata a convincere Kiev che nessun aiuto occidentale basterà. Il secondo destinatario è la UE. Putin vuole consolidare l’idea che il sostegno all’Ucraina non possa modificare l’esito finale, ma soltanto ritardarlo, facendo emergere le divergenze tra gli Stati europei per i costi economici e la stanchezza delle opinioni pubbliche.

E ai suoi connazionali cosa dice?

Il terzo destinatario sono l’intero apparato dello Stato e i russi stessi: élite economiche, Forze armate, amministrazioni e famiglie chiamate a sopportare il costo della guerra. Gli attacchi ucraini in profondità dimostrano che il territorio russo non è impermeabile al conflitto e che la guerra non può più essere rappresentata come un fenomeno lontano. Non c’è dubbio che il livello del consenso per il presidente sia diminuito, ma sarebbe un grave errore non comprendere la natura “esistenziale” del conflitto per l’Ucraina. Dal punto di vista russo è come se un vicino, per di più ostile, occupasse l’ingresso della propria casa.

Da dove nasce questo modo di pensare?

Storicamente, l’unica barriera geografica alle invasioni da Occidente – gli svedesi nel XVIII secolo, Napoleone nel XIX, Hitler nel XX – sono sempre stati i “grandi spazi” dell’Ucraina e della Bielorussia. A maggior ragione, il tema si pone oggi, nell’era dei missili che in pochi minuti possono compiere il percorso che agli eserciti richiedeva settimane. Le esigenze di sicurezza russe non legittimano e non potranno mai legittimare l’invasione dell’Ucraina, ma negare che esistano vuol dire non conoscere la storia.

Zelensky verrà ricevuto domani da Trump: ci sono novità che possono rilanciare le trattative?

Questa volta Zelensky ha delle carte in mano, presupposto fondamentale per tentare di farsi capire da Trump. Basti pensare al successo della “guerra dei droni”, che il leader di una superpotenza nucleare esposta ad attacchi dello stesso genere da parte dell’Iran non può non osservare con attenzione. Le tecnologie militari ucraine, poco costose ma efficaci, dovrebbero interessare il tycoon. Ma continuo a pensare che il conflitto russo-ucraino sia considerato dalla Casa Bianca un affare europeo e non sia neanche vicino alla cima delle priorità americane: il Golfo e, soprattutto, il confronto globale con la Cina.

In cosa divergono USA e Ucraina?

Consegnare del tutto ai cinesi le immense risorse di una Russia indebolita dalla guerra in Ucraina è un errore che Trump non intende avallare. Washington e Kiev non hanno la medesima idea di vittoria. Per l’Ucraina, una soluzione accettabile deve evitare che il sacrificio sostenuto si traduca nella legittimazione delle conquiste russe e deve offrire garanzie contro una futura aggressione. A Trump basta fermare la guerra e vantare il risultato.

Quanto indeboliscono Zelensky le proteste per il licenziamento di Fedorov?

In un’intervista all’emittente britannica Sky News, il presidente ucraino sostiene di aver allontanato il ministro della Difesa Fedorov e il capo delle Forze armate Syrsky “perché i dissidi tra i due non potevano interferire con la conduzione della guerra”, ridimensionando il ruolo attribuito a Fedorov nelle operazioni a lungo raggio contro la Russia e affermando che i successi dipendono dall’azione congiunta di servizi di sicurezza, intelligence e unità militari. In realtà, Zelensky ha dovuto sacrificare Syrsky, a lui fedele, per poter cacciare Fedorov, giovane, brillante ed evidentemente in pole position per la corsa alla presidenza.

Ha eliminato un concorrente?

Di competitor popolare ce n’era già uno, e bastava: il generale Valerij Zaluzhny, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine, ambasciatore a Londra. A prescindere dalle considerazioni sulla conduzione della guerra, nella società ucraina c’è una logica stanchezza per la durata del conflitto e per i reclutamenti forzati. Aver fatto balenare l’idea che i droni possano andare a morire al posto dei giovani ucraini, come ha fatto Fedorov, è un’iniziativa che miete e mieterà consensi. Ma qualcuno in trincea deve pur starci.

Secondo la TASS l’Europa potrebbe abbandonare l’attuale meccanismo di sanzioni a causa dell’opposizione della Grecia. L’approccio bellicista della UE potrebbe cambiare?

L’intesa sul pacchetto numero 21 di sanzioni europee contro la Russia è stata faticosa, come dimostra la deroga concessa alla Grecia per il trasporto del GNL russo per tutto il 2027. Italia e Francia si sono opposte allo stop ai visti per tutti i cittadini russi. Nessuna coalizione può mantenere indefinitamente la stessa compattezza quando i costi della strategia comune vengono distribuiti in modo molto diverso tra i membri. Senza contare le contraddizioni manifestate finora.

Quali?

L’Europa finanzia l’Ucraina con somme enormi: dall’inizio della guerra, l’Unione e gli Stati membri hanno mobilitato oltre 215 miliardi di euro e da poco hanno cominciato ad erogare le prime tranche del prestito da 90 miliardi. Parallelamente, nei primi sei mesi dell’anno, la UE avrebbe importato GNL russo per un valore vicino a 6 miliardi di euro, con un incremento del 18%, con Francia, Belgio e Spagna tra i maggiori acquirenti. La riflessione in corso a Bruxelles riguarda il meccanismo della formazione del consenso tra i 27, non l’approccio “bellicista”, che resterà tale finché questa Commissione europea sarà in carica e forse anche dopo.

Per il ministro degli Esteri dell’Iran Araghchi l’Ucraina avrebbe colpito una nave iraniana su richiesta di Israele. Le due guerre rischiano di intrecciarsi pericolosamente?

Sono conflitti distinti, con motivazioni, obiettivi e sviluppi diversi. Richiedono specifici sforzi diplomatici, ma il mondo è più che mai un villaggio globale e tutto si tiene. L’Ucraina ha interesse ad appoggiare i nemici degli amici della Russia e nel Golfo si è già fatto notare l’attivismo di Zelensky, precipitatosi ad offrire alle monarchie locali, che ne hanno assai bisogno, il proprio know-how in fatto di droni e guerra elettronica.

di Paolo Rossetti

Fonte: ilsussidiario.net

 

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