Lectio Magistralis di Carlo Curti Gialdino: la dignità della persona tutelata dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Costituzione italiana
- Introduzione: la Dichiarazione Universale come bussola morale
Autorità civili, militari ed ecclesiastiche, signore e signori professori, care studentesse e cari studenti,
Buongiorno a tutte e a tutti!
Sono davvero onorato di trovarmi qui oggi, in questo luogo meraviglioso, a Vico del Gargano. Non è un luogo qualunque. È una terra di storia antica, un crocevia di culture, affacciata su un mare che per millenni non ha diviso, ma ha unito mondi, popoli e speranze.
E voi studentesse e studenti, voi siete la ragione per cui siamo qui. Voi frequentate l’ultima classe delle superiori, avete un piede ben saldo nel presente e lo sguardo proteso verso il futuro. La vostra presenza qui, oggi, non è solo un evento, è la migliore e la più autentica celebrazione possibile di ciò che stiamo per discutere.
Ci incontriamo oggi per ricordare un anniversario cruciale, un anniversario che non è solo una data sul calendario, ma un segnale indelebile nella storia dell’umanità: stiamo celebrando il 77° anniversario dall’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Era il 10 dicembre 1948, quando a Parigi, al Palais de Chaillot, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 217A (III) adottata con 48 voti a favore e 8 astensioni (Arabia Saudita, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Polonia, Repubblica del Sudafrica, Ucraina e Unione Sovietica) pronunciava un solenne “mai più” all’orrore appena vissuto.
Ebbene, la Dichiarazione Universale non è solo un polveroso documento storico, relegato in qualche scaffale delle Nazioni Unite o in qualche biblioteca, tradizionale o anche digitale è, in un senso profondo, la bussola etica che dovrebbe orientare ogni Nazione, ogni istituzione e, soprattutto, ogni individuo nel mare spesso tempestoso e imprevedibile della storia. Senza questa bussola, rischiamo di naufragare. Oggi, a 77 anni di distanza dall’adozione, dobbiamo chiederci se quella bussola è ancora tarata correttamente E, soprattutto, se la stiamo ancora seguendo.
- Il contesto storico: “mai più”
Il mondo del 1948: dalle ceneri alla speranza
Per capire la Dichiarazione Universale dobbiamo fare un passo indietro e immergerci nell’atmosfera del 1948. Provate a immaginarlo. L’umanità era appena emersa dall’orrore assoluto, dalla catastrofe senza precedenti della Seconda guerra mondiale. Circa 70 milioni di morti, di cui oltre la metà tra la popolazione civile. L’Europa e gran parte dell’Asia ridotte in macerie, le economie in ginocchio. E, cosa ancora più agghiacciante, l’umanità aveva scoperto, per un verso, l’orrore pianificato e sistematico della Shoah e dei crimini di guerra e, per altro verso, la mostruosità dell’uso della bomba atomica a Hiroshima e a Nagasaki, con il conseguente monito assoluto sulla capacità distruttiva umana.
Si era raggiunta la consapevolezza che la civiltà, con la sua tecnologia, la sua arte e la sua scienza, senza freni etici e morali, poteva scivolare nella più cupa e organizzata barbarie. Le leggi nazionali, in molti casi, non solo non avevano protetto l’uomo, ma erano state usate contro l’uomo.
La Dichiarazione Universale nasce da un’esigenza radicale, urlata: “mai più”.
Non si poteva più lasciare la protezione della persona alla discrezionalità, al capriccio, o alla tirannia dei singoli Stati e dei loro governanti. Si comprese che c’erano valori che andavano oltre le bandiere, oltre i confini. I diritti, quelli veri, non sono una concessione che uno Stato fa ai suoi cittadini, ma sono innati. Cioè, appartengono a ogni essere umano per il solo fatto di esistere. Non importa dove si nasce, che lingua si parla, quanto si è ricchi o poveri, o a quale Dio si crede, o se non si crede affatto. Si tratta, altresì, di diritti inalienabili, vale a dire indisponibili, irrinunciabili, non trasferibili e imprescrittibili, in quanto strettamente legati alla persona, al suo status di essere umano.
Questo è il concetto più rivoluzionario: l’universalità della dignità della persona umana. Non è un caso che Germania, Romania e Portogallo inseriscono la dignità nel primo articolo delle rispettive Costituzioni. Bulgaria e Spagna la menzionano nel preambolo. L’Art. 23 della Costituzione belga afferma che ogni persona deve avere la possibilità dei condurre una vita dignitosa e l’Art. 30 della Costituzione polacca afferma che la dignità costituisce “l’origine delle libertà e dei diritti dell’uomo e del cittadino”. Infine, l’Art.1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce che “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.
Il contenuto rivoluzionario: i 30 articoli
La Dichiarazione Universale, con i suoi 30 articoli – preceduti da un preambolo, in cui si riconosce il valore intrinseco di ogni uomo, sottolineando che ciascun membro della ‘famiglia umana’ costituisce la base della libertà, giustizia e pace nel mondo – è un testo che dovremmo rileggere tutti almeno una volta all’anno. È la nostra “carta d’identità” come esseri umani. Voglio richiamare alla vostra mente alcune di queste disposizioni:
- Articolo 1: è il fondamento di tutto: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Inizia qui. Chiara è l’ispirazione liberale e giusnaturalistica. L’affermazione della dignità come un valore assoluto, non negoziabile. Siamo tutti uguali. Se c’è una disuguaglianza in dignità, l’intero edificio crolla. La dignità ed i diritti nascono insieme agli esseri umani.
- Articolo 3: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Vita, libertà, sicurezza. La triade essenziale per poter esistere come individui, come cittadini, non come sudditi dello Stato.
- Articoli 18 e 19: garantiscono la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di espressione. Questi sono i veri pilastri di ogni sana democrazia. Sono la libertà di non pensarla come vuole il potere, la libertà di cercare la propria verità e di condividerla. Senza libertà di espressione, non c’è dibattito, e senza dibattito non c’è progresso.
- Articoli 25 e 26: riguardano i diritti sociali: il diritto ad un tenore di vita sufficiente, e – fondamentale per voi oggi – il diritto all’istruzione. La Dichiarazione è chiara: l’istruzione deve essere finalizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L’istruzione non è un lusso, è la porta d’accesso a tutti gli altri diritti. Senza conoscenza, i diritti restano sulla carta.
Capite la portata? In 30 articoli gli autori della Dichiarazione Universale – redatta principalmente dal rappresentante della Francia René Cassin, premio Nobel per la pace nel 1968 – hanno cercato di codificare l’essenza di ciò che significa essere umano e di tracciare la linea di separazione tra umanità e barbarie.
III. Il filo rosso con la Costituzione italiana
Mentre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava a Parigi la Dichiarazione Universale, l’Italia viveva un momento di rinascita parallelo e straordinario. La nostra Costituzione, entrata in vigore proprio in quello stesso anno, il 1° gennaio 1948, condivide lo stesso spirito e gli stessi valori. Non è una coincidenza, ma una convergenza di speranze. Entrambe le Carte nascono dall’esperienza drammatica della dittatura e della guerra.
La Costituzione italiana è, a tutti gli effetti, la Dichiarazione Universale calata nella nostra quotidianità e tradotta in norme.
La dignità della persona è un principio fondamentale e trasversale che permea l’intera Costituzione. Non è circoscritto a un singolo articolo, ma funge da valore fondante su cui si basa l’ordinamento repubblicano.
La dignità si manifesta in due dimensioni essenziali. Una dimensione soggettiva/personale, che riguarda i diritti inviolabili che tutelano l’essere umano in quanto tale, proteggendolo da umiliazioni e abusi. Una dimensione sociale, che riguarda il diritto di ogni individuo a essere trattato come membro di pari valore nella comunità, eliminando discriminazioni e garantendo condizioni di vita che ne consentano il pieno sviluppo.
Pensate all’Articolo 2 della nostra Costituzione, un capolavoro di chiarezza: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”. Notate bene il verbo che è utilizzato: riconosce, non concede. I diritti esistono prima dello Stato. Sono innati come afferma la Dichiarazione Universale. Lo Stato ha solo il dovere di prenderne atto e di proteggerli. Questa è la massima espressione della dignità umana nel nostro ordinamento
Se l’Art. 2 riconosce la dignità come presupposto dei “diritti inviolabili”, l’Art. 3 garantisce la “pari dignità sociale”, agendo come baluardo contro ogni forma di discriminazione che possa ledere il valore di un individuo all’interno della società. Inoltre, se leggete l’Art. 13, che fa divieto di porre in essere qualsiasi forma di umiliazione o di violenze fisiche e morali o l’Art. 27, secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità o, ancora, l’Art. 32, che stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, o, infine, l’Art. 41, secondo il quale l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana, ben comprendete che la dignità costituisce il limite invalicabile all’esercizio del potere pubblico e privato, assicurando che l’uomo non sia mai degradato a mero strumento, ma rimanga sempre il fine ultimo dell’ordinamento.
- Aldo Moro, Costituente
In questo contesto di ricostruzione, di fondazione, di mai più, emerge la figura imponente e complessa di Aldo Moro (1916-1978).
Moro fu un Padre Costituente, uno degli architetti della Carta costituzionale che abbiamo appena evocato. Fu un politico di altissimo livello, più volte Presidente del Consiglio. Ma prima di tutto, fu un professore universitario di Diritto penale, il mio professore di Istituzioni di diritto e procedura penale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’. Moro era un pugliese come voi, nato a Maglie, in provincia di Lecce. La sua origine meridionale, la sua formazione cattolica e il suo rigore intellettuale plasmarono una visione politica e giuridica totalmente incentrata sulla centralità della persona umana.
Per Moro, lo Stato, le leggi, le istituzioni, non sono mai un fine. Sono, e devono essere sempre, strumenti al servizio dell’uomo, e non il contrario. La dignità di un singolo prevale su ogni calcolo di potere. È l’uomo la misura di tutte le cose.
Ecco due riferimenti cruciali al suo ruolo, che dimostrano come egli abbia traghettato lo spirito della Dichiarazione Universale nel cuore delle istituzioni italiane:
- Il Diritto all’Istruzione e l’Educazione civica
Come Ministro della Pubblica Istruzione, tra il 1957 e il 1959, Moro fu un fervente sostenitore del diritto effettivo allo studio, non solo sulla carta. Era ossessionato dall’idea che l’Italia democratica non potesse avere cittadini ignoranti dei loro diritti e doveri.
Per questo, egli introdusse l’Educazione Civica come materia scolastica. Non era una semplice lezione di storia o di diritto. Era l’idea che la cittadinanza fosse un mestiere che si impara, un esercizio continuo di conoscenza e responsabilità. Moro credeva che senza un cittadino consapevole, maturo e formato, i diritti – anche quelli scritti nella Dichiarazione Universale e nella Costituzione – non avrebbero potuto resistere all’usura del tempo o agli attacchi delle tirannie. Egli voleva formare persone che si sentissero attive e responsabili nella costruzione dello Stato democratico, non meri sudditi. Moro intendeva dunque l’Educazione Civica come la trasmissione di una bussola di valori condivisi essenziale per la costruzione di una comunità nazionale e di una partecipazione democratica.
La recente reintroduzione dell’Educazione Civica in Italia, formalizzata con la Legge 20 agosto 2019, n. 92, e operativa dall’anno scolastico 2020/2021, non è solo un ritorno, ma una profonda attualizzazione della visione che guidò Aldo Moro nel 1958. La lungimiranza di Moro stava nel riconoscere l’urgenza di formare cittadini consapevoli della Costituzione; oggi, questa necessità si espande a nuove sfide globali e tecnologiche, mantenendo il fulcro nella partecipazione responsabile. E resta ancor più esigenza fondamentale di fronte al crescente astensionismo registrato anche nelle recenti elezioni regionali (in Puglia ha votato soltanto il 41,83% degli elettori, un preoccupante record negativo!)
Il diritto all’istruzione è al cuore della Dichiarazione Universale essendo iscritto all’Art. 26: il vostro diritto all’istruzione è, in ultima analisi, un dovere civico di partecipazione e di vigilanza.
- Il Diritto Penale “dal volto umano”
Come giurista, Moro lottò con grande passione per un concetto rivoluzionario: il “diritto penale dal volto umano”.
Egli sosteneva che anche di fronte a un crimine orribile, anche di fronte a un reo, lo Stato dovesse mantenere il massimo e inalienabile rispetto per la sua dignità. Non si trattava di essere indulgenti, ma di garantire che la legge, pur punendo, non si abbassasse mai al livello del criminale. Questo si traduceva in tre principi:
- Garantire un processo giusto.
- L’abolizione totale e senza ripensamenti della pena di morte.
- Punizioni che avessero come fine ultimo la rieducazione della persona, il suo reinserimento sociale, come saggiamente prevede la nostra Costituzione all’Art. 27.
Questo è un riflesso diretto e potentissimo dell’Art. 5 della Dichiarazione Universale: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti”. Moro portava il principio di umanità, di dignità universale, nel cuore stesso del sistema giudiziario, difendendo i diritti universali persino per chi aveva sbagliato.
- La sfida del presente e del futuro
I Diritti tra Utopia e Realtà
Arriviamo a voi, al vostro presente e al vostro futuro. La Dichiarazione Universale, come ho detto, non è un traguardo raggiunto. Purtroppo, è un costante promemoria di quanto ancora resti da fare.
Ogni giorno, in ogni continente, i suoi 30 articoli vengono violati:
- Assistiamo a guerre e migrazioni forzate che negano il diritto alla vita e alla sicurezza e ciò in violazione dell’Art. 3.
- Ci sono ancora discriminazioni basate sul genere, sull’orientamento sessuale, sulla religione in contrasto con l’Art. 2.
- C’è la negazione della libertà di parola e la repressione del dissenso in spregio dell’Art. 19.
La forza della Dichiarazione risiede non solo nella sua autorità morale. È vero, se perdiamo la fede nella sua moralità, la perdiamo del tutto. Tuttavia da giurista vi ricordo che le norme che compongono la Dichiarazione Universale sono ormai considerate, dal punto di vista sostanziale, come principi generali del diritto internazionale e come tali sono imperativi ed inderogabili e sono quindi vincolanti erga omnes, cioè per tutti i soggetti di detto ordinamento.
La domanda che ci dobbiamo porre a 77 anni dalla sua adozione è se siamo davvero tutti “liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Ci sono nuove sfide, imprevedibili per gli autori della Dichiarazione Universale e per i nostri Padri Costituenti, che mettono alla prova questi diritti fondamentali:
- Il Cambiamento Climatico: È una negazione del diritto a un tenore di vita sufficiente proclamato dall’ 25. È una negazione del diritto alla vita e alla sicurezza per intere popolazioni che vedono le loro terre scomparire o diventare inabitabili.
- L’Intelligenza Artificiale e il Digitale: Chi controlla gli algoritmi ha un potere enorme. La sorveglianza di massa, la profilazione digitale, i deepfake minacciano la nostra privacy garantita dall’ 12 e la nostra stessa libertà di espressione tutelata dall’Art. 19. Come si difende la dignità umana in un mondo dominato dalla rivoluzione digitale?
- La Disuguaglianza Economica: Una polarizzazione estrema di ricchezza e povertà nega il diritto a un’esistenza decorosa per miliardi di persone. Secondo le Nazioni Unite la povertà “è una negazione di scelte e di opportunità, una violazione della dignità umana”. Oggi siamo 8,2 miliardi di persone, di cui, secondo le stime della Banca Mondiale al 2024, 700 milioni vivono in condizioni di povertà estrema, cioè con meno di 1,86 euro al giorno. Se poi si passa a coloro che vivono con meno di 5,93 euro al giorno arriviamo a circa, 3,5 miliardi di persone.
Queste sono le domande del nostro e del vostro tempo.
L’Attualità dell’Insegnamento di Moro
L’eredità di Aldo Moro è qui per aiutarci in queste nuove sfide. Il suo insistere sul dialogo, sulla mediazione e sulla responsabilità individuale è cruciale oggi più che mai.
Moro diceva che la politica non è scontro ideologico, ma ricerca paziente e tenace del punto d’incontro più alto. Questo spirito è fondamentale per difendere i diritti. Non si tratta di gridare le proprie ragioni fino a zittire gli altri, ma di ascoltare e riconoscere la dignità dell’altro, anche, e soprattutto, quando la pensiamo in modo opposto. Difendere la dignità del nostro avversario è difendere la nostra.
Voi siete a Vico del Gargano, una terra di incontri. Ricordate la frase di Moro sulla politica estera, che oggi suona come una visione profetica sul futuro dei diritti:
“Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa ed essere nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo”.
Questa visione, che unisce la dimensione locale e quella globale, ci ricorda che i diritti umani non hanno confini. I diritti di chi fugge da una guerra in Medio Oriente, come in Ucraina, o di chi è discriminato in un paese lontano, sono, in senso profondo, i vostri diritti, perché siamo tutti, volenti o nolenti, parte della stessa famiglia umana, navigando sulla stessa nave. La loro dignità è la nostra dignità.
Appeso ad un muro di una sala del II piano del Conference Building delle Nazioni Unite a New York c’è un tappeto persiano, donato dall’Iran nel 2005, sul quale, scritta con lettere d’oro in lingua araba, c’è la poesia Bani Adam (Figli di Adamo) di Sa‘dī Shirāzi, poeta persiano musulmano, vissuto nel XIII secolo. La traduzione italiana suona così:
Gli esseri umani sono parte di un tutto
Creazione di un’unica essenza e anima.
Se uno solo è afflitto dal dolore
Gli altri sentiranno il disagio.
Se non avete compassione per il dolore dell’uomo
Non potrete considerarvi un essere umano.
Questo è una sorta di manifesto-sintesi della dignità umana iscritta all’Art. 1 della Dichiarazione Universale.
- Conclusione: voi siete la Dichiarazione
Care studentesse e cari studenti,
Il 10 dicembre 1948, 77 anni fa, a Parigi è stata scritta una speranza solenne. Ma una speranza non basta se non diventa azione quotidiana.
La Dichiarazione Universale, come ho ricordato, non è un testo da studiare solo per un’interrogazione o per un tema. È uno specchio in cui guardarvi. È un metro con cui misurare ogni vostra azione e ogni vostra scelta civica.
Siete voi i 30 articoli della Dichiarazione.
- Siete voi quando difendete un compagno discriminato o vittima di bullismo, affermando l’Art. 2 (‘senza distinzione alcuna’).
- Siete voi quando vi informate da fonti diverse, sviluppate un’opinione critica e la esprimete liberamente, rispettando gli altri, e ciò facendo rispettate l’Art. 19.
- Siete voi quando usate il vostro diritto all’istruzione, garantito dall’Art. 26, per diventare cittadini consapevoli, che sanno che cosa succede nel mondo e non si voltano dall’altra parte.
L’anniversario che celebriamo oggi è un invito pressante ad essere – come Moro ci ha insegnato con la sua vita e la sua tragica fine – persone integre, responsabili e costruttori di dialogo.
Non smarrite il senso della dignità. Portate con voi la bussola morale della Dichiarazione Universale nelle vostre comunità, nelle vostre amicizie, nelle vostre famiglie e nel mondo che un giorno dovrete guidare.
Il futuro è nelle vostre mani, ma il valore della dignità è nel vostro cuore.
Grazie per la vostra attenzione e buon cammino!
Vico del Gargano, 11 dicembre 2025








