La firma alla Mecca dà vita al nucleo di una possibile alleanza militare islamica. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan rafforzano la cooperazione nella difesa mentre cresce la tensione con Teheran e i suoi alleati. L’analisi.
di Paolo Giordani, Presidente Istituto Diplomatico Internazionale
Se ne parlava da tempo, ma i recenti sviluppi nel Golfo hanno accelerato i tempi. Ora la cosiddetta “NATO islamica”, o almeno il suo nocciolo duro, è una realtà, se non altro sul piano giuridico. Ieri, alla Mecca, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, sono stati ricevuti dal principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, nel Palazzo Al Safa, dove si è tenuto il vertice concluso con la firma dell’intesa per la difesa comune e la deterrenza collettiva. Di fatto si estende alla Turchia il patto di difesa reciproca sottoscritto l’anno scorso da Pakistan e Arabia Saudita che contiene una clausola analoga all’art.5 della NATO (di cui la Turchia è membro). L’accordo, spiega il comunicato congiunto, “ha lo scopo di rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione e stabilisce che qualsiasi attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato come un attacco contro tutti”.
I tre leader hanno esaminato “le eccellenti relazioni” tra i loro Paesi e “una serie di questioni di comune interesse”. Sulla base dei “legami storici di lunga data”, dei “vincoli di fratellanza e solidarietà islamica” (più precisamente sunnita), dei “comuni interessi strategici” e della “consolidata cooperazione nel settore della difesa”, le parti si sono impegnate a “rafforzare ulteriormente la loro sicurezza collettiva e a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione e oltre”. L’intesa, che prevede il potenziamento di tutti gli aspetti della cooperazione in materia di difesa, riunisce Paesi da tempo impegnati in ambiziosi programmi di ammodernamento militare: l’Arabia Saudita, custode dei luoghi santi, spende per la difesa il 6,5 per cento del Pil, la Turchia l’1,9 (in aumento, con il secondo esercito della NATO) e il Pakistan, unica potenza islamica dotata di armi nucleari, il 2,9 per cento. In prudente attesa rimane l’Egitto di al-Sisi.

